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Cesare Beccaria:Dei delitti e delle pene

 

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Nel 1764 un timido milanese di 26 anni, chiuso in casa, decise di fare la cosa più punk possibile per l’epoca:
scrivere un libro che diceva
«Tortura? Roba da deficienti. Pena di morte? Non ve l’ha data nessuno nel contratto sociale. Giudici che improvvisano? Peggio dei dittatori».
Risultato:
con 100 pagine scarse ha fatto chiudere più forche di quante ne abbiano aperte tutte le rivoluzioni messe insieme.
Cesare Beccaria: l’unico rivoluzionario che ha cambiato il mondo restando seduto su una sedia con la penna in mano.
Benvenuti nella lettura più pericolosa del Settecento (e ancora attualissima). 

1. L'Autore in pillole: Un "Oscuro Filosofo" che ha cambiato il mondo

Cesare Beccaria non si presenta come un agitatore di folle, ma come un "oscuro filosofo" che, dal silenzio del suo gabinetto, getta nella moltitudine i semi di verità utili. La sua forza risiede in un "non fanatico vigore" e in una "ingenua indagazione della verità", muovendosi con l'indipendenza di chi scrive sotto un governo illuminato per sostenere i diritti dell'umanità.

Il suo stile è una sintesi mirabile: da un lato, una precisione geometrica e quasi matematica, necessaria per dissipare la "nebbia dei sofismi"; dall'altro, una profonda sensibilità che risponde al "dolce fremito" delle anime che soffrono. Beccaria non cerca lo scontro, ma si rivolge ai "direttori della pubblica felicità" affinché la ragione prenda il posto della "fredda atrocità" che ha dominato i secoli.

2. Il "Dove" e il "Quando": Un'Europa tra macerie barbare e luci nuove

Il mondo descritto da Beccaria nell'introduzione "A chi legge" è un'Europa che ancora cammina tra le rovine di un passato oscuro. Il sistema legale del tempo è un ammasso caotico che l'autore definisce crudelmente uno "scolo de' secoli i più barbari", composto da:

  • Macerie Barbare: Avanzi di leggi romane compilate dodici secoli prima a Costantinopoli, riti longobardi e volumi farraginosi di privati interpreti.
  • Gli Oscuri Interpreti: Opinioni di autori come Carpzovio, usi antichi suggeriti da Claro e tormenti suggeriti con "iraconda compiacenza" da Farinaccio, che i giudici seguono tremando invece di reggere le vite degli uomini.
  • Luci Nuove: La diffusione della stampa e le "verità filosofiche rese comuni" che accendono una "tacita guerra d'industria" e di ragione.

In questo clima, Beccaria segue le "tracce luminose" dell'immortale Presidente di Montesquieu, cercando di squarciare il velo di una legislazione che preferisce la vendetta alla giustizia.

3. Mappa dei "Personaggi": Gli Attori del Dramma Sociale

Beccaria ridisegna i ruoli della società come ingranaggi di un contratto sociale basato sulla necessità:

  • Il Sovrano: Non un tiranno, ma il legittimo depositario delle "minime porzioni" di libertà che gli uomini, stanchi di vivere in uno stato di guerra, hanno sacrificato per la propria sicurezza.
  • Il Legislatore: Colui che deve dettare leggi come "patti di uomini liberi", mirando alla "massima felicità divisa nel maggior numero".
  • Il Giudice: Un mero esecutore che deve limitarsi a un "sillogismo perfetto". Beccaria avverte che se il giudice fa anche solo due sillogismi, si apre la porta all'incertezza. La sua incapacità di interpretare la legge è la garanzia contro le "piccole tirannie" di molti, più fatali di quella di un solo despota perché colpiscono da vicino.
  • L'Accusato: Protetto dalla presunzione di innocenza, non deve essere vittima di "carnificine segrete" o trattato come reo prima della sentenza.
  • Il Testimone: La cui credibilità è misurata oggettivamente dall'interesse che ha di dire o meno il vero.

4. Sintesi della Trama: Il Percorso verso una Nuova Giustizia

Il trattato si snoda attraverso una logica ferrea che trasforma la punizione in uno strumento politico:

  • L'Origine: Gli uomini, "stanchi di vivere in un continuo stato di guerra", si uniscono in società. Le pene nascono come "motivi sensibili" necessari per difendere il deposito della libertà comune dalle usurpazioni dei singoli.
  • La Critica: Beccaria demolisce la tortura, definendola un "mezzo sicuro di assolvere i robusti scellerati e di condannare i deboli innocenti". Attacca poi la pena di morte: essa non è un diritto, poiché nessun uomo nel contratto sociale ha dato ad altri l'arbitrio di ucciderlo. È, invece, una "guerra della nazione con un cittadino".
  • La Proposta: Il fine delle pene è la prevenzione. La legislazione deve essere dolce ma la pena deve essere pronta, certa e proporzionale.

5. Il Cuore del Messaggio: La Filosofia della Proporzione

Per Beccaria, la giustizia non può essere lasciata alla "malsana digestione" di un magistrato o alla fluttuazione dei suoi umori. Propone dunque una "Scala dei delitti e delle pene", costruita con precisione geometrica.

  • La Misura del Delitto: L'unica vera misura è il "danno fatto alla nazione", non l'intenzione del reo o la dignità dell'offeso.
  • La Crescita della Scala: I delitti aumentano in proporzione alla "popolazione e l'incrocicchiamento degli interessi", rendendo necessaria una scala di pene che vari dal massimo delitto (lesa maestà) alla minima ingiustizia privata.

I pilastri della sua filosofia sono:

  • La certezza della pena spaventa più della sua atrocità.
  • Il fine è impedire nuovi danni e rimuovere gli altri dal farne uguali (prevenzione, non vendetta).
  • La chiarezza estrema delle leggi per eliminare l'arbitrio dei giudici.

6. Perché leggerlo oggi: L'Attualizzazione del Contratto Sociale

Beccaria parla al XXI secolo con una modernità sconvolgente. Il suo monito contro l'"oscura tirannia" e la difesa della sicurezza politica sono il fondamento delle democrazie moderne. Egli ci ricorda che ogni atto di autorità che non derivi dall'assoluta necessità è tirannico. Leggere Beccaria oggi significa scegliere di essere cittadini di uno Stato che comanda su "uomini felici" anziché governare una "greggia di schiavi" attraverso una "perpetua circolazione di timida crudeltà".

7. Curiosità e "Gemme": Dettagli dal Gabinetto del Filosofo

  • Il Problema Matematico della Tortura: Beccaria osserva ironicamente che l'esito della tortura è un affare di "temperamento e di calcolo". Un matematico risolverebbe il problema meglio di un giudice: data la robustezza dei muscoli e la sensibilità delle fibre di un innocente, trovare il grado di dolore che lo farà confessare reo.
  • Elisabetta di Moscovia: L'autore cita l'esempio dell'imperatrice russa che per vent'anni non diede mai la morte, dimostrando che l'abolizione non solo è possibile, ma vantaggiosa per la stabilità dello Stato.
  • Lo Scudo delle Tre Virtù: Per difendersi dalle accuse di irreligiosità, Beccaria distingue tra virtù religiosa (rivelata), virtù naturale (oscurata dalle passioni) e virtù politica (basata sui patti sociali). Dichiarando di occuparsi solo di quest'ultima, crea uno scudo contro i critici che vorrebbero vederlo come un "incredulo o sedizioso".

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